lundi, 06 janvier 2014
Il telegramma Zimmermann: la vera ragione che spinse gli USA ad entrare in guerra nel 1917

Il telegramma Zimmermann: la vera ragione che spinse gli USA ad entrare in guerra nel 1917
Alessandro Lattanzio
Ex: http://aurorasitio.wordpress.com
Viene spesso, fin troppo spesso, affermato che la causa dell’entrata in guerra di Washington, nella Prima Guerra mondiale, sia stato l’affondamento da parte di un sommergibile tedesco del transatlantico inglese Lusitania, che trascinò con se 123 cittadini statunitensi. (1) In realtà la nave fu affondata nel 1915, mentre gli USA entrarono in guerra nel 1917. Infatti, entrarono in guerra in reazione alla faccenda del “telegramma Zimmermann”.
Il 16 gennaio 1917, Arthur Zimmermann, segretario agli Esteri della Germania imperiale, inviò un telegramma cifrato all’ambasciatore tedesco a Washington, utilizzando il nuovo codice 7500 che gli inglesi non avevano potuto decifrare, ma l’ambasciatore a Washington ritrasmise il telegramma nel vecchio codice 103040, noto agli inglesi, all’ambasciatore tedesco in Messico.
Il testo del telegramma affermava: “Abbiamo intenzione di cominciare la guerra sottomarina senza restrizioni il primo di febbraio. Ci adopereremo, nonostante ciò, a mantenere gli Stati Uniti neutrali. Nel caso non succeda, faremo al Messico una proposta di alleanza sulla seguente base: combattere insieme, fare la pace insieme, un generoso sostegno finanziario e la comprensione da parte nostra del diritto del Messico a riprendersi i territori perduti di Texas, New Mexico e Arizona. I dettagli sono lasciati a voi. Potrete informare il presidente (del Messico) di quanto sopra secretato non appena lo scoppio della guerra contro gli Stati Uniti è certo, e aggiungerei il suggerimento che avrebbe dovuto, di propria iniziativa, invitare il Giappone ad aderirvi immediatamente e anche a mediare tra il Giappone e noi. Si prega di richiamare l’attenzione del presidente sul fatto che l’impiego illimitato dei nostri sottomarini offre ora la prospettiva di convincere l’Inghilterra a fare la pace entro pochi mesi. Accusate ricevuta. Zimmermann”
In realtà, il telegramma venne concepito da un funzionario del ministero degli esteri tedesco, Hans Arthur von Kemnitz, che ne scrisse una prima bozza che Zimmermann firmò quasi senza leggere, probabilmente perché impegnato a redigere il testo diplomatico che giustificava l’annuncio della “guerra sottomarina senza restrizioni” contro il traffico navale diretto nel Regno Unito. Quando un altro funzionario seppe del telegramma, esclamò: “Kemnitz, quel fantastico idiota, ha fatto questo!?“
Berlino dovette criptare il telegramma perché la Germania era consapevole che gli alleati intercettavano tutte le comunicazioni transatlantiche, una conseguenza della prima azione offensiva della Gran Bretagna nella guerra. All’alba del primo giorno della Prima guerra mondiale, la nave inglese Telconia si avvicinò alle coste tedesche e tranciò i cavi sottomarini transatlantici che collegavano la Germania con il resto del mondo. Questo atto di sabotaggio costrinse i tedeschi ad inviare i messaggi tramite collegamenti radio poco sicuri o cavi sottomarini di proprietà estera. Zimmermann fu costretto a trasmettere il suo telegramma cifrato attraverso la Danimarca e la Svezia con un cavo sottomarino statunitense che passava anche per il Regno Unito. Va ricordato, inoltre, che uno stretto collaboratore del presidente statunitense Woodrow Wilson, il colonnello Edward House, fece si che il dipartimento di Stato degli USA consentisse ai tedeschi la trasmissione di messaggi cifrati diplomatici tra Washington, Londra, Copenhagen e Berlino.
Il telegramma di Zimmermann ben presto venne intercettato ed analizzato dalla Sala 40 dell’Ammiragliato inglese, l’ufficio dell’intelligence elettronica inglese. Winston Churchill, Primo lord dell’Ammiragliato inlgese, ordinò la creazione della sezione intercettazione e decodificazione dei messaggi criptati tedeschi, appunto la Sala 40, divenuta di vitale importanza per gli Alleati. La Sala 40 era formata da linguisti e criptoanalisti. Il telegramma Zimmermann, decifrato parzialmente da Nigel de Grey e dal reverendo William Montgomery, affermava che la Germania voleva istigare il Messico ad attaccare gli USA, un’informazione che avrebbe spinto il presidente degli USA Woodrow Wilson ad abbandonare la neutralità degli Stati Uniti, perciò Montgomery e de Grey lo passarono subito all’ammiraglio Reginald Hall, direttore della Naval Intelligence, aspettandosi che lo trasmettesse agli statunitensi. Ma l’ammiraglio lo ripose nella sua cassaforte, incoraggiando i criptoanalisti a completare il lavoro. Infatti, il 5 febbraio 1917, Hall non ebbe il nulla osta dal Foreign Office affinché consegnasse agli statunitensi tali informazioni. Ma Hall convocò un ufficiale dell’intelligence statunitense a Londra e gli diede lo stesso il telegramma. “In altre parole, il direttore dell’intelligence navale aveva unilateralmente preso la decisione di condividere un’informazione altamente sensibile con una potenza straniera, senza l’autorizzazione del proprio governo“.
Hall pensava che se gli statunitensi venivano a conoscenza del telegramma Zimmermann, i tedeschi avrebbero potuto concludere che il loro nuovo sistema di cifratura 7500 era stato spezzato, spingendoli a sviluppare un nuovo sistema di cifratura, bloccando così l’intelligence inglese. Inoltre “Hall era consapevole che la guerra totale degli U-boat sarebbe iniziata entro due settimane, e che essa avrebbe indotto il presidente Wilson a dichiarare guerra alla Germania imperiale, senza bisogno di compromettere la preziosa fonte dell’intelligence inglese”. Ma il 3 febbraio 1917, sebbene la Germania avesse avviato la guerra sottomarina senza restrizioni, il Congresso statunitense e il presidente Wilson annunciarono la prosecuzione della neutralità. D’altra parte, negli USA era diffuso un notevole sentimento anti-inglese, in particolare tra i cittadini di origini tedesche ed irlandesi, questi ultimi infuriati per la brutale repressione della Rivolta di Pasqua del 1916 a Dublino e, inoltre, presso la stampa statunitense Gran Bretagna e Francia non godevano di maggiore simpatia della Germania. Tutto ciò spinse gli inglesi a sfruttare il telegramma Zimmermann. All’improvviso, e in sole due settimane, Montgomery e de Grey completarono la decifrazione del telegramma. Inoltre, gli inglesi si resero conto che von Bernstorff, l’ambasciatore tedesco a Washington, trasmise il messaggio a von Eckhardt, l’ambasciatore tedesco in Messico, utilizzando il vecchio sistema di cifratura 103040 e “dopo aver fatto alcune piccole modifiche al testo” che poi von Eckhardt avrebbe presentato al presidente messicano Carranza. Se Hall avesse potuto avere la versione “messicana” del telegramma Zimmermann, i tedeschi avrebbero supposto che fosse stato reso pubblico dal governo messicano, e che non era stato intercettato dagli inglesi. Hall contattò un agente inglese in Messico, il signor H., che a sua volta s’infiltrò nell’ufficio telegrafico messicano. Il signor H. poté ottenere così la versione messicana del telegramma di Zimmermann. Hall consegnò tale versione del telegramma ad Arthur Balfour, il segretario agli Esteri inglese, che il 23 febbraio convocò l’ambasciatore statunitense a Londra Walter Page per consegnargli il telegramma di Zimmermann. Il 25 febbraio, il presidente Wilson ebbe la ‘prova eloquente’, come disse, che la Germania incoraggiava un’aggressione agli USA. Il telegramma, in realtà, affermava che il Messico avrebbe dichiarato guerra agli USA solo se questi avessero dichiarato guerra alla Germania. Ciò avrebbe giustificato l’intervento degli USA nella Prima guerra mondiale? Infatti il telegramma di Zimmermann viene citato come il casus belli della guerra tra USA e Germania imperiale. Ma, infine, il Messico sarebbe mai stato un serio nemico per gli Stati Uniti? Il Messico era preda da anni di una feroce guerra civile, non poteva costituire una qualsiasi seria minaccia per gli USA, e Berlino avrebbe dovuto saperlo. Il presidente messicano Venustiano Carranza assegnò a un generale il compito di valutare la fattibilità di un’aggressione agli USA, ma il generale concluse che non sarebbe stato possibile per i seguenti motivi:
- gli Stati Uniti erano militarmente molto più forti del Messico.
- le promesse della Germania erano ritenute appunto soltanto tali. Il Messico non poteva utilizzare alcun “generoso sostegno finanziario” per acquistare armi e munizioni, per la semplice ragione che poteva comprarli solo negli Stati Uniti, mentre la Germania non poteva inviare alcunché in Messico dato che la Royal Navy, ed eventualmente l’US Navy, controllava le rotte atlantiche.
- infine, il Messico aveva adottato una politica di cooperazione con Argentina, Brasile e Cile per evitare un qualsiasi contrasto con gli Stati Uniti e migliorare le relazioni regionali.
Comunque il telegramma fu reso pubblico, ma stampa e parte del governo degli Stati Uniti lo ritennero una bufala ideata dagli inglesi per coinvolgere gli USA nella guerra. Tuttavia, Zimmermann, in modo sbalorditivo, ne ammise pubblicamente la paternità, dicendo a una conferenza stampa a Berlino che semplicemente “non posso negarlo. E’ vero”. La Germania poteva benissimo dire che il “telegramma Zimmermann” era un falso, approfondendo così i gravi dubbi sulla faccenda espressi negli USA, dove l’opinione pubblica era poco restia a partecipare alla Grande Guerra. Perché allora Zimmerman confessò di averlo inviato?
Nell’ottobre 2005, venne scoperto il presunto dattiloscritto originale della decifratura del telegramma Zimmermann, “scoperto da uno storico rimasto ignoto” che lavorava su un testo ufficiale della storia del Government Communications Headquarters (GCHQ), il servizio segreto elettronico inglese. Si riteneva che tale documento sia il telegramma mostrato all’ambasciatore Page nel 1917. Molti documenti segreti relativi a tale incidente furono distrutti su ordine dell’ammiraglio Reginald Hall. Certo, tutto ciò suscita un sospetto: in realtà si sa cosa ha scritto Zimmermann (Kemnitz), ma non è noto cosa avessero di certo mostrato gli inglesi ai diplomatici e al presidente degli USA.
In Germania, le indagini su come gli statunitensi avessero ottenuto il telegramma Zimmermann portarono a credere che fosse stato violato in Messico, proprio come previsto dall’intelligence inglese. Quindi il presidente Wilson, che nel gennaio 1917 aveva detto che sarebbe stato un “crimine contro la civiltà” trascinare il suo popolo in guerra, il 2 aprile dello stesso 1917 affermò: “Consiglio che il Congresso dichiari che il recente corso del governo imperiale non sia in realtà nient’altro che una guerra contro il governo e il popolo degli Stati Uniti, e di accettare formalmente lo status di belligerante cui siamo stati così spinti”.
La diplomazia inglese (così come la sua propaganda nera) cercarono ostinatamente di convincere il presidente Wilson ad abbandonare la promessa di neutralità fatta nella sua campagna elettorale per le presidenziali del 1916, e di entrare in guerra a fianco degli Alleati, ma come affermò la storica statunitense Barbara Tuchman, “Una sola mossa della Sala 40 era riuscita laddove tre anni d’intensa diplomazia avevano fallito”.
Alessandro Lattanzio, 3/1/2014
Note:
1) “Gli inglesi contarono 1198 vittime, tra cui 123 statunitensi, mentre in realtà i morti furono 1201; vennero infatti omessi i corpi dei tre tedeschi inviati sul Lusitania dall’attaché militare tedesco a Washington di allora, von Papen, per fotografare eventuali materiali sospetti. I tre furono scoperti e tenuti a bordo come prigionieri. In seguito, il segretario personale del presidente Wilson, Joseph Tumulty, fece credere a Washington che le spie fossero in possesso di un ordigno esplosivo, mentre invece si trattava della macchina fotografica”.
Fonti:
The Telegram that brought US into Great War is found, Ben Fenton
The Zimmermann Telegram, Joseph C. Goulden
The Zimmermann Telegram, Barbara Tuchman
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Le désordre du cloisonnement aléatoire des colères

Le désordre du cloisonnement aléatoire des colères
Ex: http://www.dedefensa.org
Adrian Salbuchi est un analyste politique argentin, auteur et présentateur TV pour la chaîne Russia Today. Il publie le 1er janvier 2013, sur RT certes, une tribune où il considère l’année 2014 à partir de la perspective de 2013. Il se demande si nous n’arrivons pas à un point qui serait une sorte de “convergence des mécontentements”, contre un Système qu’il juge à la fois irrémédiablement pervers et quelque peu aux abois.
«Here then lies one of the key events of 2013, which will hopefully escalate intensely in 2014 and beyond: that more and more people in all five continents have started to feel the heat! They begin to realize that global media news, entertainment and infotainment ether-sphere’s job is to falsify reality. Thus, it’s matrix of dizzying green numbers must be seen for what it really is: a gigantic endeavour to manufacture consent on the part of a tiny, albeit illegitimately powerful elite bent on imposing world government on Mankind...»
Mais nous jugerions que l’intérêt de cette tribune reposerait surtout sur un passage qui décrit rapidement l’état de l’information, donc de la connaissance des événements, de différents groupes des diverses populations, et, sans doute également (c’est notre sentiment), des groupes dirigeants dans divers domaines. En fait, Salbuchi décrit le désordre extraordinaire qui règne dans l’agencement, l’organisation, la distribution et le choix des nouvelles (informations) par les puissants et très nombreux canaux de communication. Salbuchi se trouve là un point délicat de son exposé puisque, par ailleurs, il rappelle la théorie du Manufacturing Consent (“la manufacture du consentement”, ou “la fabrication du consentement”) , selon Noam Chomsky :
«The job of the Western mainstream media – TV, radio, Internet, newspapers, magazines, infotainment – is not to enlighten public opinion but rather to dump raw data upon us all and then force it together as best suits the Global Power Masters. The media are the instrument that scripts that data in very specific ways to generate a specific worldview that will support specific interpretations that then lead straight to specific conclusions that result in popular support (or complacency) towards their goals and objectives...»
La curiosité du propos est que Salbuchi fait voisiner cette théorie de Chomsky, qui exige nécessairement une grande coordination, un arrangement impeccable, une unité et une coordination dans le travail de la machine médiatique (nécessairement pro-Système, au service du Système, etc.), avec les constats qu’il fait de la situation telle qu’il la ressent à la fin de cette année 2013. Ce qu’il décrit alors, dans ce deuxième cas, c’est un flot ininterrompu d’informations, finalement incontrôlé, d’où il est extrêmement difficile de sortir une vision cohérente, y compris et même de plus en plus à l’avantage du Système, par le fait même du flot et de son désordre. Là-dessus, des forces diverses travaillent pour pousser à effectuer tel ou tel rangement, selon les intérêts de ces forces. Le spectacle est loin de l’image d’une “manufacture du consentement”, ou même d’une version postmoderne de la “servilité volontaire” de La Boétie si l’on veut, ou de la servilité imposée de façon à paraître pour ceux qui pourraient en juger de manière critique, comme s’il ne s’agissait pas de servilité, et comme si elle n’était volontaire en aucun cas.
Toutes ces considérations elles-mêmes semblent mises en question lorsque Salbuchi développe ces appréciations : «Any “Top Ten of 2013” would be both obvious and incomplete. Obvious when choosing key events of the year: civil war in Syria, Iraq and Egypt; resignation and replacement of the pope in Rome, a meteor ramming into Chelyabinsk, Russia; the death of Hugo Chavez in Venezuela; whistle-blower Snowden’s NSA leaks, irresponsible government shutdown in Washington, and the like. Incomplete because myriads of key events would stay in the inkwell, if only because the global media chose to distort/de-emphasise them or, worse still, not to report them.
»Thus with so many things happening in so many places to so many people, not only is it impossible to keep track of them all but, more importantly, our minds are overwhelmed by the ever-faster pace and ever-growing amounts of information we’re swamped with daily. Our brains cannot process this fast enough; our intellects cannot make sense out of what’s happening; what is really happening behind the media curtain.
»Never in human history have we been as well-informed as today and yet the vast majority haven’t got a clue of what’s really going on in this bleak world. That’s because whilst the super high-tech Western global media supplies tons of data, they seldom if ever supply us with a “manual” to join the dots correctly. Believe you me joining the dots correctly makes all the difference; just like the difference between having a fully disassembled BMW in your garage (without a single part, screw or cog missing) or having it fully assembled and revving to go...
»Today’s “global public opinion” is a perfect example of the former: billions of “well informed citizens” aware of all the “parts, screws and cogs” of this mad, mad world. But ask any such citizen to put the damn thing together in the proper sequence, using the proper tools and then fine-tune a worldview that makes sense, that’s when you get the proverbial “Homer Simpson look” in their eyes… If you still didn’t get it, thinking out of the box awareness is what the growing alternative press has been trying to do: RT, PressTV, Telesur, HispanTV…»
“Fabrication du consentement” si l’on veut, mais “consentement à quoi ? Lorsque la presse-Système la plus huppée vous désigne en juin-juillet 2013 Snowden comme un traître immonde tout juste bon à être liquidé dans une impasse sordide de Hong Kong, puis bientôt de Moscou, et qu’elle vous le présente en janvier 2014 quasiment comme un héros qui mérite l’amnistie et un retour presque triomphal aux USA ? Lorsqu’un esprit aussi enlevé plutôt qu’élevé que John Kerry vous confie que Bachar Al Assad c’est Hitler, fin août 2013, en agitant la certitude d’une attaque US contre l’immonde, pour affirmer, moins de deux mois plus tard, que ce Assad est finalement un type très bien ? (Le Guardian, cité le 8 octobre 2013 : «The United States and Russia are “very pleased” with progress in destroying Syria's chemical weapons stocks, US secretary of state John Kerry said on Monday. He offered some rare, if qualified, US praise for Syrian president Bashar al-Assad.») D’accord, le Système travaille pour “fabriquer le consentement”, mais il ne sait plus lui-même de quoi est fait la chose à laquelle il importe de consentir. D’ailleurs, Salbuchi en a bien conscience, qui salue des prises de conscience diverses, des actes de résistance sporadique, qui note qu’on ne sait même plus quelle crise compte tant il y a de crises, et que plus personne ne parvient à les suivre. (La NSA, elle, peut le faire, dira-t-on, et depuis des années, elle qui surveille tout, sait tout, surveille tout ... D’accord, mais voyez le résultat, elle qui n’a même pas su distinguer un Snowden qui complotait sa défection d’un Alexander trônant dans sa salle d’opération inspirée de Star Trek, elle qui empile tous ses méga datas à coups de chaussures à clou type Dupond-Dupont.) Le Système, finaud et agitant des théories séduisantes parce que radicales, a semé le désordre partout ; mais ce désordre ainsi répandu a très rapidement essaimé vers lui-même, revenu dans un blowback classique, si bien qu’aujourd’hui ce même Système est certainement la référence classique du désordre. Comment, dans ces conditions, manufacturer le consentement ,
Finalement, l’impression générale qui ressort de ce tableau, qui est celui de l’année 2013 poursuivie et amplifiée en 2014, c’est celui d’un dessin général où toutes les lignes se déforment, où tous les schémas se troublent. Le Système avait raffiné, depuis les années 1980 et la théorie de Chomsky, sa “manufacture du consentement” en organisant, dans les réseaux encore perçus comme un prolongement de la presse-Système avec une dissidence négligeable et marginalisée, une sorte de système de cloisonnement qui séparait le public en groupes sans contacts entre eux, recevant chacun les informations de leurs centres d’intérêt travaillés dans le sens qu'on imagine, donc aboutissant à une opinion publique morcelée, désinformée sauf pour les dissidents marginaux. Ainsi la “manufacture du consentement” avait-elle pris la place de la “servilité volontaire” qui résistait de moins en moins devant ce torrent d’informations. Mais, depuis 2007-2008, la machine s’est grippée, non pas au niveau du public qui continue à être cloisonné, mais au niveau des “manufacturiers” qui ne sont plus capable d’offrir une production cohérente, rassurante, triomphante. Les dissidents marginalisés ont profité de cette circonstance pour se dé-marginaliser et occuper un rôle de plus en plus important. Le résultat est que les cloisonnements subsistent certes, mais ils ne cloisonnent plus des “consentements” divers mais des mécontentements, voire des colères également diverses, qui engendrent des effets inattendus par mécanismes indirects. «I think in an earlier era, people like Snowden would be far more universally condemned», écrit John Glaser, de Antiwar.com.
Aujourd’hui, l’enjeu est devenu d’observer à quel moment l’une ou l’autre cloison va sauter, permettant la réunion de colères différentes pour susciter un mouvement généralisé. Effectivement, s’il est aisé de cloisonner des “consentements”, il est infiniment difficile, et potentiellement explosif de garder cloisonnées différentes colères catastrophiques évoluant chacune dans un mode paroxystique, avec une myriades de crises que nul ne parvient à étouffer dans les directions politiques du Système. Face à cette possibilité, le Système, qui est désormais occupé à se déchirer lui-même, est de plus en plus complètement désarmé, parvenant au paradoxe de se créer lui-même des cloisonnements contradictoires avec son incapacité de maintenir une unité de vue dans ses propres rangs. Ainsi la “manufacture du consentement” tend-elle à complètement le céder à une “manufacture du mécontentement”. Salbuchi, finalement, en est complètement convaincu...
«... Now, as 2014 dawns, we know much better. We know that we need to start taking our countries back from the illegitimately powerful Global Elite that have taken them away from us trying to merge them into their coming world government. But we must do this intelligently. This growing awakening translating into action is a key event of 2013 on the way to critical mass, so that we start doing something about this global mess we’ve been dragged into. Will that be the key event of 2014? Once tipping point is reached, things start to move fast, dramatically and often unexpectedly.»
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The Complete List of Weird Sex Laws in the U.S.A.

The Complete List of Weird Sex Laws in the U.S.A.
Ex: http://www.attackthesystem.com
Over on io9, we posted a map of all the weirdest sex laws in the U.S.A. We didn’t have room for every weird sex law we found, and some of them we had to shorten a bit to make them fit. So here’s the complete, unedited list of sex laws!
Alabama
Incestuous marriages are legal.
Alaska
Moose are banned from having sex on city streets (in Fairbanks).
Arizona
You may not have more than two dildos in the same house.
Arkansas
Flirtation and “lascivious banter” between men and women on the streets may result in a 30-day jailterm. (in Little Rock.)
California
It’s illegal to sell stuffed items resembling breasts (“boobie pillows”) within 1000 feet of a highway.
No man shall dress as a woman without the written permission of the sheriff. (In Walnut, CA)
Colorado
Male massage parlor workers must wear all white clothing. (In Adams County).
Keeping a house where unmarried persons are allowed to have sex is prohibited.
Florida
Married couples (as well as singles) cannot engage in open “lewdness or lascivious behavior”
Georgia
The term “sadomasochistic abuse” is defined so broadly, that it could possibly be applied to a person handcuffing another in a clown suit.
All sex toys are banned.
Illinois
If you sell a reptile, you must give a written warning not to “nuzzle or kiss” them.
It’s prohibited by law to “suffer any bitch or slut” (referring to dogs) (in Minooka.)
Indiana
It is illegal for a man to be sexually aroused in public.
Iowa
Kisses may last for no more than five minutes.
Kansas
Illegal “sodomy” includes oral sex, but anal penetration with a finger is allowed under specified circumstances.
Kentucky
Dogs must not molest property or people.
Until 1975, people wearing bathing suits on any city street were required have a police escort.
Louisiana
Necrophilia is legal.
It’s illegal to use fortune-telling, astrology or palmistry to “settle lovers quarrels.” (In New Orleans.)
Massachusetts
Making noise in a public library is a crime against “chastity, morality, decency and good order.”
Michigan
A man who seduces or corrupts an unmarried woman faces five years in prison.
Low-riding pants that expose underwear are a Class B offense. But if they expose butt cleavage, they’re a Class A offense. (In Flint.)
Mississippi
It’s illegal to teach others what polygamy is.
Adultery or premarital sex results in a fine of $500 or 6 months in prison.
Montana
Prostitution is a “crime against the family.”
Nebraska
You can’t get married if you have gonorrhea
Nevada
Sale of sex toys is illegal.
New Hampshire
Lingerie must not be hung on a clothesline at the airport, unless there’s a screen concealing it. (In Kidderville.)
New Jersey
Flirting is illegal. (In Haddon Township, NJ)
New Mexico
Nudity is allowed as long as genitals and female nipples are covered.
New York
Adultery is illegal.
North Carolina
Adultery is illegal. And so is pretending to be married in order to share a hotel room.
North Dakota
It was illegal to swim naked in the Red River between 8 AM and 8 PM. (In Fargo.)
It’s against the law to fail to confine a dog or cat in heat. (In Grand Forks.)
Ohio
No person shall solicit sex from another of the same gender if it offends the second person.
Oklahoma
It is illegal for the owner of a bar to allow anyone inside to engage in “acts, or simulated acts, of sexual intercourse, masturbation, sodomy, bestiality, oral copulation, flagellation, or any sexual acts which are otherwise prohibited by law.” So, no simulated intercourse or animal sex.
Oregon
It’s illegal to lie down in a public restroom, or for two people to share a stall meant for one.
Pennsylvania
Oral and anal sex are illegal. You cannot cohabit with an “ancestor or descendant.”
South Carolina
If a man promises to marry a woman and she sleeps with him, the marriage must take place.
South Dakota
Public erections are illegal.
Tennessee
Students may not hold hands in school.
Texas
It’s illegal to own more than six dildos.
Utah
It’s illegal to marry your first cousin before the age of 65 — or 55 if you can prove both parties are infertile.
An adult cannot show sex paraphernalia to a minor, unless they’re your own child. (In Salt Lake City.)
Virginia
Adultery is a misdemeanor.
Obscenity is a bigger crime if you use a computer.
Washington
If you give a sex worker a ride to work, your car can be confiscated.
West Virginia
An unmarried couple who lived together and “lewdly associated” could face up to a year in jail. (Recently repealed.)
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Heidegger, la tradition, la révolution, la résistance et l’“anarquisme”
Robert STEUCKERS:
Heidegger, la tradition, la révolution, la résistance et l’“anarquisme”
Petit itinéraire très très pédagogique
Expédier Heidegger en trois pages pour expliquer qu’il est un tenant de la tradition, ou d’une tradition, tient de la gageure. Je vais néanmoins m’y atteler, pour faire plaisir à Eugène Krampon et parce que, finalement, c’est une nécessité pédagogique dans un combat métapolitique comme le nôtre.
Tout néophyte qui a abordé Heidegger sait qu’il parle de “Dasein”, terme allemand signifiant la vie ou l’existence mais que les philosophes exégètes de son oeuvre préfèrent traduire par “être-là”. Les exercices de haute voltige philosophique n’ont pas manqué pour cerner avec toute l’acuité voulue ce concept d’“être-là”. Ce “là”, pour Heidegger, tout au début de ses réflexions, c’est son enracinement dans le pays souabe, dans la petite ville de Messkirch où il a vu le jour. Au-delà de cet enracinement personnel, tout homme, pour être un homme complet et authentique, pour ne pas être une sorte de fétu de paille emporté par les vents des modes, doit avoir un ancrage solide, de préférence rural ou semi-rural, à coup sûr familial, dans une patrie, une “Heimat”, bien circonscrite.
Plus tard, Heidegger, élargira son enracinement souabe à toute la région, du Lac de Constance à la Forêt Noire, aux sources du fleuve central de notre Europe, le Danube. En effet, c’est dans cette région-là, très précisément, que sont nés les grands penseurs et poètes allemands, dont Hölderlin et Hegel. C’est dans leur patrie charnelle baignée par le Danube naissant que le retour subreptice et encore voilé à l’essence grecque de l’Europe s’est ré-effectué, à partir du 18ème siècle. La germanité pour Heidegger, c’est donc cet espace de forêts et de collines douces, parfois plus échancrées au fur et à mesure que l’on s’approche de la frontière suisse, mais c’est aussi le lieu de l’émergence d’une langue philosophique inégalée depuis la Grèce antique, plongeant dans un humus tellurique particulier et dans une langue dialectale/vernaculaire très profonde: cette Souabe devrait donc être la source d’inspiration de tous les philosophes, tout comme une certaine Provence —ce qu’il admettra bien volontiers quand il ira y rendre visite au poète René Char.
La tradition pour Heidegger n’est donc pas une sorte de panacée, ou d’empyrée, qui se trouverait, pour l’homme, hors du lieu qui l’a vu naître ni hors du temps qui l’a obligé à se mobiliser pour agir dans et sur le monde. Heidegger n’est pas le chantre d’une tradition figée, inamovible, extraite du flux temporel. L’homme est toujours “là” (ou “ici”) et “maintenant”, face à des forces pernicieuses qui l’assoupissent, lui font oublier le “là” qui l’a vu naître et les impératifs de l’heure, comme c’est le cas de nos contemporains, victimes de propagandes dissolvantes via les techniques médiatiques, fabricatrices d’opinions sans fondements. Par voie de conséquence, la “proximité” (“Nähe”) est une vertu, une force positive qu’il s’agit de conserver contre les envahissements venus de partout et de nulle part, du “lointain” (“Ferne”) qui troublent et désaxent l’équilibre qui m’est nécessaire pour faire face aux aléas du monde. Le meilleur exemple pour montrer ce que Heidegger entend par “Nähe” et par “Ferne”, nous le trouvons dans son discours de 1961, prononcé en dialecte souabe à l’intention de ses concitoyens de Messkirch, de ses amis d’enfance avec qui il jouait une sorte de formidable “guerre des boutons”, où il était le chef d’un clan de gamins armés d’épées de bois. Ces braves citoyens de Messkirch lui avaient demandé ce qu’il pensait du nouveau “machin” qui envahissait les foyers, surtout dans les villes, en plein “miracle économique” allemand: ils voulaient qu’il leur parle de la télévision. Heidegger y était hostile et a prouvé dans un langage simple que la télévision allait apporter continuellement des sollicitations mentales venues du “lointain”, des sollicitations hétéroclites et exotiques, qui empêcheraient dorénavant l’homme de se resourcer en permanence dans son “là” originel et aux gens de Messkirch de ressentir les fabuleuses forces cachées de leur propre pays souabe.
Heidegger, malgré son plaidoyer permanent —par le biais d’une langue philosophique très complexe— pour cet enracinement dans le “là” originel de tout homme, n’est pas pour autant un philosophe de la banalité quotidienne, ne plaide pas pour une “installation” tranquille dans un quotidien sans relief. Tout homme authentique sort précisément de la banalité pour “ex-sister”, pour sortir (aller “ex”) de tout statisme incapacitant (aller “ex”, soit “hors”, du “stare”, verbe latin désignant la position immobile). Mais cette authencité de l’audacieux qui sort des lourdes banalités dans lesquelles se complaisent ses contemporains n’est “authentique” que s’il se souvient toujours et partout de son “là” originel. L’homme authentique qui sort hardiment hors des figements d’un “végétatisme” n’est pas un nomade mental, il garde quelque part au fond de lui-même un “centre”, une “centralité” localisable; il n’est donc pas davantage un vagabond sans racines, sans mémoire. Il peut voyager, revenir ou ne pas revenir, mais il gardera toujours en lui le souvenir de son “là” originel.
L’homme de Heidegger n’est pas un “sujet”, un “moi” isolé, sans liens avec les autres (de sa communauté proche). L’homme est “là”, avec d’autres, qui sont également “là”, qui font partie intégrante de son “là” comme lui du leur. Les philosophes pointus parlent avec Heidegger de “Mit-da-sein”. L’homme est inextricablement avec autrui. Même si Heidegger a finalement peu pensé le politique en des termes conventionnels ou directement instrumentalisables, sa philosophie, et son explication du “Mit-da-sein”, impliquent de définir l’homme comme un “zoon politikon”, un “animal politique” qui sort des enlisements de la banalité pour affronter ceux qui veulent faire de la Cité (grecque ou allemande) une “machine qui se contente de fonctionner” où les hommes-rouages —réduits à la fonction médiocre de n’être plus que des “répéteurs” de gestes et de slogans— vivraient à l’intérieur d’une gigantesque “clôture”, sous le signe d’une “technique” qui instaure la pure “faisabilité” (“Machenschaft”) de toutes choses et, par voie de conséquence, impose leur “dévitalisation”. Contre les forces d’enlisement, contre les stratagèmes mis en oeuvre par les maniaques de la clôture, l’homme a le droit (vital) de résister. Il a aussi le droit de dissoudre, mentalement d’abord, les certitudes de ceux qui entendent généraliser la banalité et condamner les hommes à l’inauthenticité permanente. C’est là un principe quasi dadaïste d’anarchie, de refus des hiérarchies mises en place par les “clôturants”, c’est un refus des institutions installées par les fauteurs d’inauthenticité généralisée. Heidegger n’est donc pas un philosophe placide à l’instar des braves gens de Messkirch: il ne les méprise cependant pas, il connaît leurs vertus vitales mais il les sait menacés par des forces qui risquent de les dépasser. Il faut certes être placide comme ceux de Messkirch, vaquer à des tâches nobles et nécessaires, au rythme des champs et du bétail, mais, derrière cette placidité revendiquée comme modèle, il faut être éveillé, lucide, avoir le regard qui traque pour repérer le travail insidieux d’objectivisation des hommes et des Cités, auquel travaillent les forces “clôturantes”. Cet éveil et cette lucidité constituent un acte de résistance, une position an-archique (qui ne reconnaît aucun “pouvoir” parmi tous les pouvoirs “objectivants/clôturants” qu’on nous impose), position que l’on comparera très volontiers à celle de l’anarque d’Ernst Jünger ou de l’“homme différencié” de Julius Evola (dadaïste en sa jeunesse!).
L’homme a le droit aussi de “penser la révolution”. Heidegger est, de fait, un philosophe révolutionnaire, non seulement dans le contexte agité de la République de Weimar et du national-socialisme en phase d’ascension mais de manière plus générale, plus pérenne, contre n’importe quelle stratégie de “clôturement” puisque toute stratégie de ce type vise à barrer la route à l’homme qui, à partir de son “là” originel, tente de sortir, avec les “autruis” qui lui sont voisins, avec ses proches, des “statismes” emprisonnants qu’une certaine “métaphysique occidentale” a générés au cours de l’histoire réelle et cruelle des peuples européens. Cette “métaphysique” a occulté l’Etre (lequel est de toutes les façons insaisissable), dont on ne peut plus aisément reconnaître les manifestations, si bien que l’homme risque d’y perdre son “essence” (“Wesen”), soit, pourrait-on dire, de perdre sa capacité à ex-sister, à sortir des banalités dans lesquelles on se complait et on se putréfie quand on oublie l’Etre.
Deux solutions s’offrent alors à l’homme authentique: 1) amorcer un “nouveau commencement” (“neuer Anfang”) ou 2) accepter de faire pleinement connaissance de l’étranger (der “Fremde”), de ce qui lui est fondamentalement étranger, pour pouvoir mieux, en bout de course, s’ouvrir à son propre (das “Eigene”), quand il sera aperçu que ce fondamentalement étranger n’est pas assimilable à son propre. Dans le premier cas, il faut rompre “révolutionnairement” avec le processus métaphysique d’“enclôturement”, rejeter politiquement les régimes et les idéologies qui sont les produits finis et applicables de cette métaphysique de l’“enclôturement”. C’est ce que Heidegger a fait en prononçant son fameux “discours de rectorat” qui scellait son engagement national-socialiste en 1933-34. Le ré-alignement du nouveau régime sur des institutions imitées du wilhelminisme d’avant 1914 ou sur certaines normes de la République de Weimar, suite, notamment, à la “Nuit des longs couteaux” de juin 1934, plonge Heidegger dans le scepticisme: le régime semble n’être qu’un avatar supplémentaire de la “métaphysique enclôturante”, qui abandonne son “révolutionnisme” permanent, qui renonce à être l’agent moteur du “nouveau commencement”. C’est alors que Heidegger amorce sa nouvelle réflexion: il ne faut pas proposer, clef sur porte, un “nouveau commencement” car, ruse de l’histoire, celui-ci retombera dans les travers de la “métaphysique enclôturante”, à la façon d’une mauvaise habitude fatale, récurrente au cours de l’histoire occidentale. Au contraire: il faut attendre, faire oeuvre de patience (“Geduld”), car toute la trajectoire pluriséculaire de la métaphysique oeuvrant de manière “enclôturante” ne serait qu’un très long détour pour retrouver l’Etre, soit pour retrouver la possibilité d’être toujours authentique, de ne plus avoir face à soi des forces génératrices de barrières et de clôtures qui empêchent de retrouver le bon vieux soleil des Grecs. L’homme doit pourtant suivre ce trajet décevant pour se rendre compte que la trajectoire de la métaphysique “enclôturante” ne mène qu’à l’impasse et que répéter les formules diverses (et politiques) de cette métaphysique ne sert à rien. Ce sera alors le “tournant” (die “Wende”) de l’histoire, où il faudra se décider (“entscheiden”) à opter pour autre chose, pour un retour aux Grecs et à soi. Les éveillés doivent donc guetter le surgissement des “points de retournement” (des “Wendungspunkte”), où le pernicieux travail d’“enclôturement” patine, bafouille, se démasque (dans la mesure où il dévoile sa nature mutilante de l’hominité ontologique). C’est en de tels moments, souvent marqués par la nécessité ou la détresse (“die Not”), que l’homme peut décider (faire oeuvre d’“ex-sister”) et ainsi se sauver, échapper à tout “enclôturement” fatal et définitif. Cette décision salvatrice (“die Rettung”) est simultanément un retour vers l’intériorité de soi (“Einkehr”). L’homme rejette alors les régimes qui l’emprisonnent, par une décision audacieuse et, par là, existentielle, tout en retournant à lui-même, au “là” qui le détermine de toutes les façons dès le départ, mais qu’on a voulu lui faire oublier. Pour Heidegger, ce “là”, qu’il appelle après 1945, l’“Okzident”, n’est pas l’Occident synonyme d’américanosphère (qu’il rejette au même titre que le bolchevisme), mais, finalement, sa Souabe matrice de poésie et de philosophie profondes et authentiques, l’“Extrême-Ouest” du bassin danubien, l’amont —aux flancs de la Forêt Noire— d’un long fleuve qui, traversant toute l’Europe, coule vers les terres grecques des Argonautes, vers la Mer Noire, vers l’espace perse.
La deuxième option, consécutive à un certain “enclôturement” du national-socialisme puis à la défaite de celui-ci (en tant que “nouveau commencement” avorté), implique une certaine dépolitisation, une diminution du tonus de l’engagement, si fort dans les années 30, toutes idéologies confondues. L’échec de la “métaphysique clôturante” ne sera dès lors pas dû à une action volontariste et existentielle, posée par des hommes auhentiques, ou des héros, mais par l’effet figeant, étouffant et destructeur que provoquent les agitations fébriles des tenants mêmes de ces pratiques d’enclôturement qui, dès maintenant, arriveront très vite au bout de leur rouleau, buteront contre le mur au fond de l’impasse qu’ils ont eux-mêmes bâtie. Cette fin de règne est notre époque: le néo-libéralisme et les résidus burlesques de sociale-démocratie nous ont d’abord amené cette ère de festivisme (post-mitterrandien), qui utilise la fête (qui pourrait pourtant être bel et bien révolutionnaire) pour camoufler ses échecs politiques et son impéritie, son incapacité à penser hors des sentiers battus de cette métaphysique de l’enclôturement, fustigée par Heidegger en termes philosophiques aussi ardus que pointus. Le sarközisme et l’hollandouillisme en France, comme le dehaenisme ou le diroupettisme en Belgique, et surtout comme la novlangue et les lois scélérates du “politiquement correct”, sont les expressions grotesques de cette fin de la métaphysique de l’enclôturement, qui ne veut pas encore céder le terrain, cesser d’enclôturer, qui s’accroche de manière de moins en moins convaincante: persister dans les recettes préconisées par ces faquins ne peut conduire qu’à des situations de détresse dangereuses et fatales si on n’opte pas, par un décisionnisme existentiel, pour un “autre commencement”. Mais, contrairement à nos rêves les plus fous, où nous aurions été de nouveaux Corps Francs, cet “autre commencement” ne sera pas provoqué par des révolutionnaires enthousiastes, qui, en voulant hâter le processus, mettraient leur authenticité existentielle en exergue et en jeu (comme dans les années 30 —de toute façon, ce serait immédiatement interdit et donnerait du bois de ralonge à l’adversaire “enclôturant”, qui pourrait hurler “au loup!” et faire appel à sa magistraille aux ordres). Le “nouveau commencement” adviendra, subrepticement, par les effets non escomptés de l’imbécillité foncière et de l’impéritie manifeste des tenants des idéologies appauvries, avatars boiteux de la “métaphysique occidentale”.
Il nous reste à boire l’apéro et à commander un bon repas. Après la poire et le fromage, après un bon petit calva tonifiant, il faudra bien que nos congénères, sortis de l’inauthenticité où les “enclôtureurs” les avaient parqués, viennent nous chercher pour emprunter la voie du “nouveau commencement”, qui sera “là” sans nos efforts tragiques, de sang et de sueur, mais grâce à la connerie de l’ennemi, un “nouveau commencement” que nous avons toujours appelé de nos voeux et que nous avons pensé, à fond, avec obstination, avant tous les autres. Nous avons réfléchi. Nous allons agir.
Robert STEUCKERS.
(Voilà, j’ai commis le pensum de 15.000 signes commandé par Eugène, ce formidable commensal aux propos rabelaisiens et tonifiants; on va maintenant m’accuser d’avoir fait du simplisme mais tant pis, j’assume, et j’attends de boire avec lui une bonne bouteille de “Gewurtzraminer”, agrémentée d’une douzaine d’ huîtres... Forest-Flotzenberg, novembre 2013).
Bibliographie:
- Jean-Pierre BLANCHARD, Martin Heidegger philosophe incorrect, L’Aencre, Paris, 1997.
- Edith BLANQUET, Apprendre à philosopher avec Heidegger, Ellipses, Paris, 2012.
- Mark BLITZ, Heidegger’s Being and Time and the Possibility of Political Philosophy, Cornell University Press, London, 1981.
- Renaud DENUIT, Heidegger et l’exacerbation du centre – Aux fondements de l’authenticité nazie?, L’Harmattan, Paris, 2004.
- Michael GELVEN, Etre et temps de Heidegger – Un commentaire littéral, Pierre Mardaga, Bruxelles, 1970.
- Florian GROSSER, Revolution Denken – Heidegger und das Politische – 1919-1969, C. H. Beck, Munich, 2011.
- Emil KETTERING, Nähe – Das Denken Martin Heideggers, Günther Neske, Pfullingen, 1987.
- Bernd MARTIN, Martin Heidegger und das “Dritte Reich” – Ein Kompendium, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt, 1989.
- Michael ROTH, The Poetics of Resistance – Heidegger’s Line, Northwestern University Press, Evanston/Illinois, 1996.
- Rainer SCHÜRMANN, Le principe d’anarchie – Heidegger et la question de l’agir, Seuil, Paris, 1982.
- Hans SLUGA, Heidegger’s Crisis – Philosophy and Politics in Nazi Germany, Harvard University Press, 1993.
00:05 Publié dans Nouvelle Droite, Philosophie | Lien permanent | Commentaires (0) | Tags : robert steuckersmartin heidegger, heidegger, philosophie, nouvelle droite, allemagne |
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