jeudi, 22 décembre 2011
Il ciclo dell’anno e l’avvento del solstizio d’inverno
Il ciclo dell’anno e l’avvento del solstizio d’inverno
I.
Il ciclo dell’anno dalla primavera al culmine dell’estate
Dopo la morte invernale della vegetazione, a primavera la Vita Universale risorge.
A Primavera una forza ascensionale pervade tutta la Natura:
la linfa vitale dalle radici sotterranee ha cominciato a circolare e a creare nuova vita verso l’alto,
dalla terra è spuntata nuova erba, i fiori si sono schiusi al Sole e si sono innalzati, gli alberi crescono, i rami si protendono: le foglie sopra i rami, i fiori sopra le foglie, i frutti sopra tutto.
Le forze tendono verso l’alto, verso la rinascita.
21 Marzo il Sole entra nell’Ariete. La forza di fuoco, che con slancio in avanti, produce una nuova messe primaverile.
A primavera, la Celebrazione del Dio che muore e risorge (Morte e resurrezione di Adone, di Attis, di Dioniso, di Baldur).
21 Aprile: il Sole entra nel Toro. La potenza della natura feconda.
Nei mesi successivi, la celebrazione dell’Ascensione: il Sole si innalza altissimo e rischiara il mondo (vedi anche l’interpretazione di Giuliano Augusto del solstizio d’estate: il Sole che quasi esorbita verso l’eccelso).
La Pentecoste: le fiamme dello Spirito di Fuoco che accende l’Aura degli uomini.
21 Luglio. Il Sole entra nella costellazione del Leone. Il Solleone dell’Estate.
L’Assunzione: innalzamento della Madre a Regina dei Cieli.
II.
Dalla caduta delle foglie alla neve d’inverno
Per tutta la Primavera la Natura è fiorita, si è ramificata, si è ricoperta di foglie, si è ramificata.
Per tutta l’Estate la Natura ha fruttificato. I frutti sono spuntati sui rami. Sono maturati al calore del Sole. Al termine dell’Estate gli alberi offrono all’uomo i frutti più dolci, più succosi, quelli che più a lungo sono maturati al Calore del Sole.
Al termine dell’Estate la Terra si è impregnata di tutto il calore e il calore ha arso i frutti sugli alberi.
Un processo di combustione cosmica ha avvolto i frutti, ma anche gli animali e l’uomo, rendendo questo ultimo risplendente di luce astrale.
A conclusione di ogni combustione: la cenere.
La cenere cade dalla fiamma che arde e dalla materia della combustione.
La cenere cade a terra, estinguendo ogni vitalità.
In Autunno le forze in atto sono le forze discendenti.
I frutti maturi già pendono dagli alberi appesantiti dalla gravità.
Poi le foglie ingialliscono e cadono verso il basso.
Gli insetti smettono di ronzare, di volteggiare, quasi abbattuti a terra.
Cade la pioggia.
E cade la cenere del mondo, arsa dal processo di combustione dell’estate.
La coscienza umana all’approssimarsi dell’autunno avverte il senso della caducità dei fenomeni terreni.
Samsara, impermanenza.
15 settembre, Festa dell’Addolorata. Maria il cui cuore è raffigurato come trafitto da sette spade: i sette dolori. Naturalisticamente interpretati come i sette faticosi mesi freddi-invernali. Ma il Dolore della Madre è più arcaicamente il dolore di Demetra, che cerca sua figlia Kore rapita dal Dio degli Inferi e trasportata nel mondo sotterraneo, esattamente come sulla soglia di settembre la vita vegetativa della natura è rapita, sequestrata, sottratta alla luce del giorno e ricondotta al mondo degli Inferi, lungo la via discendente indicata dalle radici degli alberi.
La coscienza stessa dell’uomo avverte il senso della caducità della vita umana: è la cosiddetta malinconia dell’autunno, che si ricollega facilmente alla malinconia della vecchiaia.
E tuttavia la coscienza deve reagire a questo sentimento elementare, deve aver chiaro il fatto che laddove la Natura appassisce e decade, in quello stesso momento lo Spirito si innalza e si fortifica.
Quando le foglie in autunno cadono e l’aria diventa più fresca, proprio allora il pensiero si rischiara e la volontà si corrobora.
Il 29 settembre la Festa dell’Arcangelo guerriero. L’Arcangelo che con la sua spada di ferro abbatte le schiere degli angeli traditori e li respinge nelle profondità della terra.
La forza del Ferro di Michele, in autunno discende dall’alto verso il basso, dal cielo verso la terra per orientare le volontà degli uomini che agiscono in armonia col Divino.
La Cenere: simbolo di ciò che cade dopo essersi innalzato verso l’alto, di ciò che per il fatto stesso di esser nato sulla terra è destinato alla morte.
Il manto di neve che in inverno ricopre la Terra, le conferisce un candore immacolato.
La Terra acquista la purezza di una donna che sta per diventare Madre, che sta per partorire il Figlio.
La Terra sta per generare il Fanciullo Solare e nello stesso tempo è purissima, ora è scevra da ogni sensualità: è Vergine e Madre.
V Ecloga di Virgilio.
La Neve è candida come la Luna: la Terra si ricopre di forze lunari, di forze che appartengono all’ambito della generazione, all’ambito di ciò che produce nuova nascita.
Il Solstizio d’Inverno è festa di Natale. Nasce il Sole Fanciullo, il nuovo Sole di Giustizia.
La lastra di ghiaccio, di purissima neve crea sulla Terra un immenso specchio che attira i raggi solari e li riflette.
La Luce Solare viene riflessa dalla Terra e si incarna in essa.
Il periodo invernale è anche il periodo del forte pensiero.
Infatti la mente è lunare e riflette la Luce delle Idee. Come la Terra ricoperta di neve che riflette la Luce del Sole.
La mente concepisce il Pensiero, esattamente come la Madre concepisce il Figlio/Logos Universale.
L’immagine della Madre: purissima, lunare, coronata di dodici stelle.
L’immagine del Figlio Divino: essere solare irradiante luce, con la corona radiata solare sul capo.
III.
Le feste del calendario sacro
L’immagine gradualmente sorge nel passaggio dall’autunno all’inverno, attraverso le date che scandiscono il calendario sacro.
21 Agosto, il Sole entra nella costellazione della Vergine. Cessa il Solleone, l’Estate più ardente gradualmente si ritrae, ma nello stesso tempo maturano i frutti più dolci. Ermeticamente la bilancia regge la regione dello stomaco, dove avviene il metabolismo (nella pancia della donna, si custodisce anche il frutto di una nuova nascita).
8 Settembre. Nel bel mezzo del periodo di congiunzione tra Sole e Vergine si celebra la festa della Natività della Vergine. La natura a questo punto si spoglia della sua sensualità, diventa più casta. Le foglie cadono e si rafforza il sentimento dello Spirito Eterno che si innalza al di sopra del ciclo delle stagioni.
21/29 settembre: equinozio d’autunno e festa di San Michele Arcangelo. Il Ferro siderale che respinge lo Zolfo estivo. La spada dell’arcangelo solare respinge le forze oscure legate alla incoscienza e dunque alla ottusa materia, a ciò che tende al tradimento dello Spirito.
Il Sole entra nella Bilancia: le due coppe del giorno e della notte si bilanciano perfettamente nel giorno dell’equinozio. Questo equilibrio tra luce e oscurità, diventa anche equilibrio psicologico, impulso alla calma dell’anima, al senso di giustizia (Bilancia = Giustizia) e di armonia. L’Arcangelo che nella mano destra ha la spada, nella sinistra ha la bilancia. Ermeticamente la Bilancia regge la regione dei fianchi che si bilanciano continuamente nel movimento del corpo.
21 ottobre: il Sole entra in Scorpione. Lo Scorpione segno freddo e liquido. Esso rimanda alla morte. Il pungiglione che colpisce a morte (ma il pensiero va anche alla Forza Divina che vince la morte: “O morte, dove è il tuo pungiglione?”). Sotto il segno dello Scorpione un ciclo di vegetazione definitivamente muore: la natura vecchia va “al macero” così come le foglie ingiallite e cadute a terra marciscono una volta che sono inzuppate di acqua. Ma il momento estremo della morte è anche quello in cui si prepara la ri-generazione: si pongono nella terra feconda i semi di nuove nascite. In questo momento gli uomini si avvicinano alla regione dei Morti. Ermeticamente lo Scorpione regge la regione dei genitali.
30 ottobre/2 novembre: il Samain celtico, perpetuato nella attuale festa dei Santi e dei Morti. La morte della natura vegetante ci ricollega spontaneamente al mondo dei Morti, il ritrarsi della vita nelle radici sotterranee spontaneamente ci riconduce al Regno di Plutone, all’Ade. Che però è anche il Regno dell’Occulto, dunque di conoscenze invisibili e di ricchezze nascoste. In questi giorni è fortissima la comunione tra i Vivi e i Morti.
Il 21 di Novembre il Sole entra in Sagittario. Segno di Fuoco, legato al forte Volere. Ermeticamente il Sagittario governa la regione delle cosce che spingono la mobilità dell’uomo.
Alla fine di Novembre l’Avvento del Sole Invitto si percepisce sempre più forte. Nel buio precoce che avvolge il giorno, si rafforza il sentimento del mistico Sole dell’Interiorità: Luce che splende nelle Tenebre, Sole che nasce a Mezzanotte. La ruota del mese, con i suoi quattro assi rotola verso la più sacre delle feste: il Solstizio d’Inverno, Natale del Sole Invincibile.
Due festività consacrate a figure femminili precedono l’evento:
8 Dicembre: festa dell’Immacolata (“Anahita”, l’Immacolata presso i Persiani). La Terra si ricopre del manto di neve, ogni sensualità si spegne, il pensiero si illumina nella interiorità. L’Astrale si predispone a generare l’Io, libero da ogni impulso animale. L’Anima Mundi si prepara a sciogliere la nascita dello Spirito Solare.
13 Dicembre: festa di Santa Lucia. Presso gli Svedesi è la festa della Luce. Si accendono nelle case le lampade. Una luce flebile ma inestinguibile illumina le giornate quasi completamente avvolte nelle Tenebre esteriori.
La Triade di Donne Divine nella Divina Commedia di Dante: Maria – Lucia – Beatrice.
Le forze cosmiche discendenti che caratterizzano l’Autunno e i mesi d’Inverno puntano alla incarnazione nel grembo della Madre del Fanciullo Divino (Dios-Nysos): il nuovo Sole.
Al Solstizio d’Inverno la nascita del Sole Fanciullo avviene nella Caverna del Mondo.
Dalla caverna del mondo si irradia il Fanciullo Solare.
17:48 Publié dans Terres d'Europe, Traditions | Lien permanent | Commentaires (0) | Tags : solstice, fêtes solsticiales, solstice d'hiver, fêtes, paganisme, traditions, traditonalisme, traditioons d'europe, culte solaire |
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Après le « Printemps arabe », l’hiver du chaos, de la charia et de la dictature

Après le « Printemps arabe », l’hiver du chaos, de la charia et de la dictature
par Marc ROUSSET
Les lendemains de la victoire indigne contre Mouammar Kadhafi menacent de déchanter. Seule l’Afrique du sud aura sauvé l’honneur jusqu’au bout, le vrai coupable étant le clan réformiste de Dmitri Medvedev qui, en s’éloignant de la « Realpolitik » de Vladimir Poutine, en s’abstenant lors de la résolution 1973 qui autorisait le recours à la force pour protéger les populations civiles, aura laissé s’engouffrer dans la brèche l’impérialisme et l’hypocrisie droit-de-l’hommiste. Dmitri Medvedev ne l’aura donc pas « volé « s’il se retrouve prochainement simple président de la Cour constitutionnelle de la Russie à Saint-Pétersbourg. Moscou a été floué. Paris et Londres ont outrepassé le mandat accordé par les Nations unies et trahi Medvedev en renversant Kadhafi, sous couvert de « responsabilité de protéger » les civils. Nicolas Sarkozy et David Cameron ont tout simplement pris parti dans une guerre civile, comme Hitler et Mussolini pendant la guerre d’Espagne. L’intervention cynique de l’O.T.A.N. aura eu non seulement pour seul effet d’augmenter le nombre de morts libyens par rapport aux morts virtuels de Benghazi, mais en plus elle aura eu pour effet, en détruisant l’État libyen, de conduire la Libye vers l’abîme.
La réalité tribale en Libye
Le Conseil national de transition (C.N.T.) n’est pas représentatif de la Libye ! Le C.N.T. devra accorder aux rebelles de l’Ouest (la grande tribu arabe des Zintan du djebel Nefoussa) une place conforme à leur rôle militaire. Les habitants de Misrata, descendants des Turcs, ont pris les armes contre le régime immédiatement après ceux de la Cyrénaïque car la moitié de la population de Benghazi descend d’immigrés originaires de Misrata. Le sentiment d’appartenance tribale et non les bobards démagogiques de Monsieur Bernard-Henri Levy au sujet de la démocratie, des droits de l’homme et de la liberté individuelle, est la donnée fondamentale de compréhension des réalités libyennes. Il va s’agir de répartir la rente pétrolière en veillant à respecter les équilibres entre tribus et régions, d’où comme en Irak et surtout en Somalie le risque de conflits sans fin entre tribus menaçant l’unité et la paix du pays. L’échiquier libyen est complexe : la région de Bani Walid est le fief des Ouarfalla; Tarhoufa est le fief de l’importante confédération tribale des Tarhouna; Syrte, d’où est originaire Mouammar Kadhafi est le fief des Kadhafa; le Fezzan est le fief des populations kadhafa, magariha, hassouana et touarègues rétribuées et recrutées par le régime; les habitants de Taourgha manifestent une méfiance ancienne à l’encontre des habitants de Misrata; la population jaramna de Ghadamès, à la frontière algérienne, est toujours demeurée fidèle au pouvoir. On prend encore mieux conscience du puzzle tribal lorsqu’on apprend que Mizda, fief des Malachiya et des Aoulad Bou Saif, ainsi que les oasis d’Aoujila, Waddan, Houn, Soukna et Zliten, fief des Aoulad Shaik, se méfient de ceux de Misrata (1) !
Il faut savoir enfin qu’en Cyrénaïque, l’État libyen est très marqué par l’existence sous-jacente de mouvements islamistes et de la puissante secte sénoussie qui avait donné naissance à la première monarchie de 1947. Les tribus en Tripolitaine considèrent les gens de la Cyrénaïque comme des péquenauds prenant le pouvoir et imposant leur nouveau drapeau (le drapeau de la Cyrénaïque, soit un rectangle noir avec un croissant d’islam blanc, avec seulement deux bandes supplémentaires, une rouge pour le Fezzan et une verte pour la Tripolitaine). Bref, l’O.T.A.N. avec ses bombardements unilatéraux, ses porte-avions et ses hélicoptères a fait pencher la balance des armes du côté du C.N.T., sans tenir compte de l’équilibre des forces sociologiques propres à la Libye. Les médias du politiquement correct se sont bien gardés de dire que tous les Noirs en Libye, soupçonnés d’être des mercenaires, font l’objet d’exactions de la part des fiers combattants du C.N.T. car cela ne correspondait pas aux contes de fées droit-de-l’hommistes du nouveau paysage libyen.
Les risques de chaos et de tentation islamiste en Libye
Dmitri Rogozine, ambassadeur de la Russie à l’O.T.A.N., a admirablement bien résumé la situation en Libye et du « Printemps arabe » : « Nous ne nous sommes pas fait d’illusion sur Kadhafi, mais nous ne partageons pas votre vision du monde arabe. Vous pensez que c’est le rendez-vous de l’islam et de la démocratie. Nous croyons que c’est un choix entre un tyran et Al-Qaïda (2) ». De son côté, le C.I.R.E.T. (Centre international de recherche et d’étude sur le terrorisme) s’est inquiété, en revenant de Libye, de l’existence d’une tentation islamiste parmi les insurgés. Son rapport dénonçait le projet d’instaurer une charia islamique dans la Libye d’après Kadhafi. Il n’est un secret pour personne que des islamistes radicaux se sont battus dans les rangs rebelles. Abdelhakim Belhadj est devenu le gouverneur militaire de Tripoli, non reconnu par les tribus de l’Ouest qui ne veulent pas se faire voler leur « victoire ». Capturé par la C.I.A. en 2003, nommé « émir » du Groupe islamique combattant libyen (G.I.C.L.), adoubé par Ben Laden en 2007, il est connu pour avoir été proche de Zarqaoui, le chef d’Al-Qaïda en Irak. Il n’est pas le seul ancien du C.I.C.L. à avoir été propulsé à un poste militaire de premier plan en Libye. Les objectifs démocratiques des pays occidentaux sont du pain bénit pour les islamistes radicaux, comme cela a failli être le cas en Ouzbékistan si la Russie n’était pas intervenue en 2005 pour mettre en place un dictateur à poigne, Islam Karimov, seul capable d’écarter le danger islamique. La lutte en Libye va, d’ici peu, devenir féroce entre les laïcs et les islamistes. Il est également clair que si le C.N.T. ne parvient pas à démilitariser les milices, ce qui est plus que probable, ni à instituer les conditions de la stabilité et de la sécurité, des conflits lancinants entre tribus apparaîtront, tout comme en Somalie ! Voilà où nous conduit la pantomime démocratique de Nicolas Sarkozy qui, une fois encore, veut nous faire prendre les vessies libyennes pour des lanternes !
Tout cela n’est pas sans nous rappeler la Somalie, où après la défaite du groupe islamiste Al-Shebab, les luttes chaotiques et violentes ont commencé entre les clans pour savoir qui, après vingt années de conflit, prendra le contrôle du pays. La situation actuelle est la pagaille la plus complète et l’instabilité la plus totale avec la création de vingt mini-États surarmés non viables qui se disputent le pouvoir dans une ambiance de guerres régionales. On ne peut pas également ne pas penser à l’Irak avec la suppression des institutions solides de Saddam Hussein et l’absence totale de cohésion entre sunnites et chiites, Arabes et Kurdes. Les Irakiens reprochent aujourd’hui aux États-Unis comme demain les Libyens à la France et à la Grande-Bretagne d’avoir mis en pièces leur société et d’envisager de se retirer sans réparer les dégâts, avec en prime pour enjoliver le tableau la disparition programmée des chrétiens !
L’après-« Printemps arabe » en Égypte, Libye et Tunisie
Je reviens personnellement d’un voyage en Égypte cet été. Les Égyptiens se fichent comme de l’an 40 de la démocratie ! Ce qu’ils veulent, c’est croûter, comme nous le répétait notre guide copte et comme me l’a montré le cocher d’une calèche à Louxor en attirant mon attention sur son estomac et la maigreur de son cheval ! Or le problème fondamental, même si l’on tord le cou à tous les Moubarak et les oligarques égyptiens de la terre, c’est que l’Égypte, avec sa population de quatre-vingt millions d’habitants sur 4 % du territoire utile autour du Nil, entouré de toutes parts du désert, n’est pas un pays viable ! Et cerise sur le gâteau, suite à l’éviction de Hosni Moubarak, le premier ministre égyptien Essam Charaf a jugé que le traité de paix signé en 1979 avec Israël, premier ratifié entre l’État hébreu et un pays arabe, n’était pas sacré ! La mise à sac des archives de l’ambassade d’Israël au Caire, avec destruction d’un mur d’enceinte, est venue couronner les prémisses du désastre, de la catastrophe monumentale qui s’annonce ! Tout cela se terminera donc par une nouvelle dictature militaire ou la chape de fer de la charia islamique pour ramener l’ordre dans les chaumières, sans remplir les estomacs pour autant !
Même chose en Libye, mais pays riche par rapport à sa population, contrairement à l’Égypte. Les Libyens veulent avant tout du travail, une bonne éducation pour leurs enfants, de bons hôpitaux, vivre normalement. C’est ce qu’ils avaient avec Mouammar Kadhafi qui de plus, avait amélioré la condition féminine. Les Libyens, suite aux chimères et rêveries de liberté démocratique, risquent bien de tout perdre sans jamais avoir de liberté individuelle. Pour autant les réalités holistes de la tribu s’imposant à tous, ils risquent de tout perdre pour leur qualité de vie, avec en prime des guerres intestines incessantes et des violences sans fin. Il est fort probable que d’ici peu de temps, les Libyens vont commencer à regretter Kadhafi, nonobstant les haines tribales des gens de Benghazi et de Misrata qui, au mieux feront place aux haines nouvelles des tribus pro-Kadhafi, soit un prêté pour un rendu .
Quant à la Tunisie, l’impression de gâchis de la « Révolution de jasmin » est chaque jour plus forte. En 2011, l’insécurité a nettement augmenté; les troubles, les grèves augmentent et la fréquentation touristique a baissé de 40 % tandis que les recettes baissaient de 50 %. La guerre civile avec les islamistes qui tentent de miner les institutions laïques est maintenant possible. De 1990 à 2010, la Tunisie avait augmenté de 3,4 % par an sa valeur ajoutée manufacturière par habitant, alors qu’au mieux, elle sera proche de 0 % en 2011. L’éviction de Ben Ali est donc une catastrophe pour la Tunisie, même si lui et sa famille s’en mettaient plein les poches ! En Tunisie, on ne peut pas ne pas penser aux grenouilles qui demandent un roi. La Tunisie connaîtra demain soit une dictature militaire soit la prise de pouvoir par les islamistes.
Quel avenir ?
Il est probable que les barbus tunisiens d’Ennadha et leurs compères égyptiens des Frères musulmans, tout comme leurs compères libyens, attendent le moment propice pour récolter ce qu’une main invisible a semé durant le « Printemps arabe ». En Libye, le C.N.T. rase dores et déjà gratis ! Le C.N.T. se donne huit mois pour rédiger une constitution s’appuyant sur la charia et non pas sur la Déclaration des droits de l’homme et du citoyen de 1789, ce qui était le prétexte de l’intervention occidentale ! Et avec beaucoup de chance, des élections auront lieu après environ vingt mois ! D’ici là, de l’eau aura coulé sous les ponts dans le désert libyen ! Il semble que, dans le contexte de la « Pensée unique », Nicolas Sarkozy et les charlatans du « Politiquement correct », du droit-de-l’hommisme, de la démocratie universelle in abstracto, de l’Irrealpolitik, n’aient pas tenu compte des réalités politiques, historiques, sociologiques et économiques des pays arabes. Il leur suffisait cependant de retenir les leçons du renversement du Shah d’Iran par l’Ayatollah Khomeiny ainsi que du très difficile rétablissement de l’ordre et de la paix par la Russie dans le Caucase, en Ouzbékistan et en Asie centrale !
Marc Rousset
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16:44 Publié dans Actualité | Lien permanent | Commentaires (0) | Tags : printemps arabe, méditerranée, géopolitique, politique internationale, monde arabe, monde arabo-musulman, islam |
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Eléments pour une contre-culture identitaire

« Eléments pour une contre-culture identitaire » de Philippe Vardon
Ex: http://www.polemia.com
La guerre culturelle fait rage. L’oligarchie dominante mène une offensive tous azimuts contre la culture française et les humanités. Après les écoles de journalistes et les concours administratifs, Sciences-Po élimine progressivement la culture générale de son cursus d’entrée. Dans la même logique le non-art contemporain s’attaque au patrimoine historique et religieux français : occupation des hauts lieux (Versailles, Le Louvre), tombereaux d’injures sur le sacré chrétien (Piss Christ, Sur le concept du visage du Christ, Golgota Picnic).
En face la résistance s’organise : l’inacceptable n’est plus toujours accepté sans protestations. La dissidence aussi se développe dans une partie de la population française qui transmet à ses enfants la culture traditionnelle en marge de l’Education nationale : à travers des écoles libres ou indépendantes, des manuels alternatifs, des rites anciens, des fêtes enracinées, le scoutisme traditionnel ou la fréquentation des hauts lieux.
Un abécédaire subjectif
C’est dans ce même esprit qu’il faut lire le livre de Philippe Vardon : Eléments pour une contre-culture identitaire. Les Identitaires sont connus pour leurs actions spectaculaires, notamment contre l’islamisation de la France. Mais la démarche identitaire ne se réduit pas à combattre une colonisation étrangère, elle s’attache aussi à la définition d’une identité positive, d’une « contre-culture qui doit s’incarner, s’authentifier dans la vie, dans l’action », selon Philippe Vardon qui évoque « [non pas] un musée de la rébellion, mais bien le ferment d’une contre-société, apte à constituer une alternative solide et à replacer le système malade et suicidaire dans lequel nous tentons de survivre. Notre contre-culture doit être le roc sur lequel bâtir nos îlots de liberté et d’identité (nos « isolats », écrirait Jean Raspail, l’un des grands guides de cet abécédaire à côté d’autres figures incontournables comme Dominique Venner), nos bastions au milieu des ruines. (…) En prenant bien soin de ne jamais se retrouver dans le dernier carré mais d’être toujours à l’avant-garde ».
La forme choisie pour le livre est plaisante : c’est celle d’un abécédaire, évidemment subjectif.
Un abécédaire où on trouve :
- - Des recettes d’agitprop : l’apéro-saucisson-pinard, ou l’hacktivisme des cochons sauvages, la piraterie politique… et les recettes du pochoir, Ti-Breizh, maison communautaire bretonne, et la CasaPound des alternatifs italiens ; mais aussi Fdesouche et Radio Courtoisie, « exemple de projet alternatif (…) dont la grille s’est rajeunie » ; sans oublier les AMAP, Associations pour le maintien d’une agriculture paysanne, où cohabitent écolos, bobos et identitaires. Et l’attitude recommandée en « GAV » (la garde à vue) : la discrétion…
Héros solaires, hauts lieux et écrivains de race
- - Un certain imaginaire cinématographique : Au nom du père, Bloody Sunday ou Braveheart mais aussi Fight Club, Audiard, Clint Eastwood et Sean Connery.
- - Des héros solaires : Hector de Troie et Jean de Brem, Léonidas et Mishima, Catherine Ségurane et Antoine de Saint-Exupéry, Ulysse et le monde merveilleux de Tolkien.
- - Des écrivains de race : Ernst Junger et Dominique Venner, Jean Raspail et Henri Vincenot, Roger Nimier et Antoine Blondin, Bernanos et Vladimir Volkoff. Kipling aussi dont le « Tu seras un homme, mon fils » continue, de génération en génération, à construire la force d’âme.
- - Des hauts lieux : Covadonga où commença la Reconquista et la rivière Ibar où résistent les Serbes du Kossovo, Sparte et les Thermopyles, Lépante et Brocéliande.
- - Des armes d’analyse et de combat intellectuel : l’archéofuturisme, le droit des peuples à demeurer eux-mêmes, la démocratie directe, la démondialisation, dissident 2.0, xénophile (collabo), et même catholique solaire.
- - Le rock alternatif et la BD : Hôtel Stella, Laïbach et Corto Maltese.
- - Les fringues : le barbour, le vêtement qui dure, le béret signe d’affirmation identitaire française et les Ray-Ban parce qu’il faut bien frimer un peu.
Bien sûr l’expression d’une vision du monde à travers un abécédaire rencontre ses limites : mettre sur le même plan de l’éternel et de l’éphémère, faire la part belle aux courants contemporains et à leurs travers, allant de l’usage abusif de l’anglais au… tatouage.
Homère et… capitaine Albator
Les pessimistes, ou les esprits grincheux, déploreront qu’Homère se retrouve sur le même plan que Capitaine Albator, le pirate de Manga japonais. Les optimistes, ou les esprits béats, se réjouiront que la longue mémoire européenne se transmette à travers de grands textes mais aussi des images et des chansons d’aujourd’hui.
Philippe Vardon convient volontiers des limites de son exercice et confie : « C’est bien d’ailleurs ma grande honte que de pouvoir écrire plusieurs pages sur les « Ultras » (groupes violents de supporters de foot) ou le corsaire Albator et seulement quelques lignes sur l’illustre Homère. » Né en 1980, Philippe Vardon est évidemment une victime de l’Education nationale, on ne lui en fera pas le reproche. Mais on le remerciera de cette présentation agréable et positive de la culture alternative identitaire, une culture qui véhicule à sa manière la longue mémoire française et européenne. On sera aussi reconnaissant à Philippe Vardon d’avoir choisi la forme traditionnelle du livre pour s’y exprimer et d’avoir ainsi ramené vers la lecture de jeunes hommes et de jeunes femmes qui s’en sont souvent éloignés.
Jean-Yves Le Gallou
Philippe Vardon-Raybaud, Eléments pour une contre-culture identitaire, Nice, IDées, 2011, 304 p., 20 € ; pour se le procurer, cf. le site http://www.contre-culture.com/
Voir aussi :
Un abécédaire contre-culturel par Georges Feltin-Tracol
Correspondance Polémia – 22/12/2011
16:34 Publié dans Livre | Lien permanent | Commentaires (0) | Tags : contre-culture, abécédaire, philippe vardon, livre, mouvement identitaire, identitaires |
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België betaalt hoge prijs voor creëren paradijs voor criminele immigranten

Ex: http://xandernieuws.punt.nl/?r=1&id=648025
België betaalt hoge prijs voor creëren paradijs voor criminele immigranten Nordine Amrani (foto), drugsdealer en zedendelinquent, had volgens de Belgische wetgeving al láng in een Marokkaanse gevangenis moeten zitten. Desondanks liet de politie hem jaren ongehinderd zijn gang gaan. (Foto: vermoedelijk het lichaam van Amrani, die of per ongeluk, of door zelfmoord om het leven kwam).
De 32 jarige Marokkaanse immigrant Nordine Amrani, die gisteren bij de kerstmarkt in Luik een bloedbad aanrichtte (huidige stand: 5 doden en 125 gewonden), werd hier feitelijk toe in staat gesteld door de Belgische politiek, die de afgelopen jaren een waar paradijs voor criminele immigranten heeft geschapen. Volgens de Financial Times worden moslim immigranten in België alleen in zeer ernstige gevallen gerechtelijk vervolgd en gaan ze bij straffen die lager uitvallen dan één jaar deels of geheel vrijuit. Ondertussen is de aantrekkingskracht van België zó groot geworden dat onze zuiderburen de toestroom al lang niet meer aankunnen, waardoor inmiddels zo'n 5000 immigranten op straat moeten slapen.
Als islamitische veelplegers in België onverhoopt tóch worden gearresteerd, dan lopen ze ondanks de bestaande wetgeving geen enkel risico het land te worden uitgezet. Het ergste wat een criminele immigrant in België kan overkomen is in een door de staat gefinancierde woning permanent en kosteloos verzorgd te 'moeten' worden door sociale werkers en psychotherapeuten. Het behoeft geen uitleg dat zo'n aanlokkelijke 'straf' veel buitenlandse criminelen aanspreekt. De Washington Post schreef dan ook dat moslimcriminelen als een magneet worden aangetrokken tot met name België en Frankrijk.
Seks, drugs en wapens, maar geen straf
Net als in Nederland zijn het in België vooral Marokkanen die iedere keer weer de krantenkoppen weten te halen, zoals bijvoorbeeld met de regelmatige en soms spectaculaire uitbraken uit de Belgische gevangenissen. Nordine Amrani -die gisteren onder andere een 17 maanden oude baby vermoordde- was één van de 800 Marokkaanse veelplegers van zware misdrijven die volgens de wet al lang het land uit hadden moet worden gezet, maar ondanks hun talloze misdaden gewoon hun gang kunnen blijven gaan.
De politie trof bij Amrani, een bekende drugshandelaar, vele tientallen geweren en handgranaten en zo'n 10.000 onderdelen voor vuurwapens aan. De Marokkaan -tevens een geregistreerde zedendelinquent, maar dat is in België zoals bekend al helemáál geen probleem- werd ooit tot 58 maanden gevangenisstraf veroordeeld, maar heeft daar geen dag voor hoeven 'zitten'.
België heeft in 2007 een verdrag met Marokko gesloten waarin overeengekomen werd dat veroordeelde Marokkaanse misdadigers in hun thuisland hun straf moeten uitzitten. Probleem is dat de Belgische belastingbetaler óók ambtenaren financiert die er op toezien of in de Marokkaanse gevangenissen de mensenrechten wel worden nageleefd, en die in protest kunnen gaan als dit niet het geval zou zijn. Het gevolg: de meeste Marokkaanse criminelen -waaronder Nordine Amrani- kunnen gewoon op vrije voeten blijven en doorgaan met hun subversieve activiteiten.
Bizarre reactie Belgische politiek en media
Ronduit bizar is de non-reactie van Belgische politici en politiek correcte journalisten, die het niet nodig vinden een speciale herdenking voor de slachtoffers te houden aangezien het hier slechts om een 'enkele dader' gaat. De Belgische pro-islam media, die altijd moord en brand schreeuwen als moslims zelfs maar bekritiseerd dreigen te worden, hullen zich in diep stilzwijgen over de achtergronden van deze vreselijke daad en kijken de andere kant op. Niemand komt op het idee om de nabestaanden van de slachtoffers 10.000 euro schadevergoeding te geven, zoals onlangs in Duitsland gebeurde toen rechts-extremisten enkele Turken om het leven hadden gebracht.
Maar ja, in België zijn de slachtoffers slechts blanken en is de dader een 'arme, verwarde' moslim, die ongetwijfeld verkeerd begrepen werd en zich het slachtoffer van discriminatie en racisme moet hebben gevoeld. Net zoals Marokkaanse meisjes in België onlangs ongestraft een jong joods meisje in elkaar konden trappen, zonder dat de media hier één verkeerd woord aan vuil maakten. Want daar moeten wij tenslotte maar begrip voor hebben, toch? Zo gaat dat nu eenmaal in de Europese immigratie nachtmerrie. (1)
Xander
(1) KOPP
16:23 Publié dans Actualité, Affaires européennes, criminologie | Lien permanent | Commentaires (0) | Tags : belgique, immigration, europe, affaires européennes |
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Krantenkoppen - December 2011 (1)
http://www.demorgen.be/dm/nl/990/Buitenland/article/detail/1363619/2011/12/15/Voedselhulp-niet-meer-weg-te-denken-in-Amerikaanse-steden.dhtml
http://www.volkskrant.nl/vk/nl/3184/opinie/article/detail/3076841/2011/12/15/Wat-priveschuld-betreft-scoren-we-slechter-dan-de-Grieken.dhtml#.TunJul4xdIo.facebook
Vooral het feit dat de huizenmarkt sinds augustus 2008 tot stilstand is gekomen, baart Nederlandse gezinnen zorgen. Velen hebben vandaag dan ook een grotere hypotheekschuld aan de bank dan hun huis op de markt waard is":
http://www.express.be/business/nl/economy/nederlandse-gezinnen-torsen-hoogste-schuldenlast-van-de-ganse-eurozone/157525.htm
http://muntuit.eu/huidige-crisis-doet-complementaire-munt-opbloeien/
2. De City wordt bestuurd door de Corporation of the City of London. Dit bestuur hoeft aan niets en niemand verantwoording af te leggen.
3. De Corporation hoeft zich weinig aan te trekken van de wetten en democratische structuur die in de rest van het Verenigd Koninkrijk gelden. Ook het Britse parlement heeft geen zeggenschap over de City.
4. De Corporation stuurt een lobbyist naar het Lagerhuis, genaamd `the remembrancer`. Die zorgt ervoor dat de rechten en privileges van de City worden beschermd.
5. De Londense City kan worden beschouwd als een offshore staat.
6. Ook de burgemeester van Londen krijgt geen vat op het financiele centrum. Binnen de jurisdictie van de City kunnen oligarchen, kleptocraten, gangsters en drugshandelaren vrijelijk hun gang gaan en geld witwassen.
7. De autonomie van de City maakt het ook onmogelijk om een effectieve regulering van globale financiële markten af te dwingen.
8. Alle regeringen die hebben getracht de City te democratiseren hebben gefaald.
Dat zouden ze via de belastingen kunnen aanpakken. Wie gekochte aandelen na minder dan een jaar weer verkoopt, hoort daar veel zwaarder op belast te worden. Dat is logisch en ook nodig, als je ziet dat die kerels in staat zijn landen als Griekenland, Italië of Frankrijk aan het wankelen te brengen. Wat zulke speculanten doen, is een even holle activiteit als gokken in een casino. Ik walg van casino’s, of ze nu in Wall Street staan of in Las Vegas.
(...) Ik weet niet hoe het hier zit, maar de VS zijn allang geen democratie meer, maar een milde vorm van dictatuur, waar het grootkapitaal regeert. Om de 4 jaar wordt een veiling georganiseerd, waarbij hij die het meest geld kan verzamelen, het recht koopt om 4 jaar lang de machtigste man ter wereld te zijn.
En wie dat ook is, altijd is het iemand die de Amerikaanse bevolking voorhoudt dat de VS in staat van oorlog zijn en dat we fortuinen moeten uitgeven aan onze beveiliging en ons leger. In plaats van als eerste en enige prioriteit te hebben een economie besturen die draait ten behoeve van iedereen."
http://www.middle-east-confidential.com/2439-u-s-france-operate-drone-missions-from-secret-base-in-libya.html
http://www.standaard.be/artikel/detail.aspx?artikelid=DMF20111215_114
http://www.express.be/joker/nl/brainflame/iran-bereidt-sluiting-straat-van-hormuz-voor/158126.htm
http://rt.com/usa/news/iran-drone-plane-craft-385/
http://openrevolt.info/2011/11/15/alexander-dugin-tradition-and-islam/
http://www.laportelatine.org/communication/presse/2011/manifestationcivitas111211/paris111211.php
Within a few weeks some 7000 legionaries and 400 sailors had joined him. They saw in D’Annunzio a heroic alternative to the sedentary parliamentarians they despised. For them the Commandante’s Fiume became 'the symbol of a moral, political and social rejection of the entire established order'. The legionaries called for the freedom of all oppressed people and viewed with interest the Soviet experiment in Russia. They were open to an alliance with the syndicalists, anarchists and socialists. D’Annunzio established contacts with Sean O’Kelly, the future President of Ireland, who then represented Sinn Fein in Paris; with the Egyptian nationalists; and with the Soviet government. (...)
While it lasted, the short lived Free State of Fiume, under the direction of Commandante D’Annunzio, stood as a heroic, passionate revolt against mediocrity."
http://www.blackagendareport.com/content/us-made-catastrophe-most-blame-crisis-somalia-goes-us
http://news.yahoo.com/venezuela-receives-first-gold-shipment-europe-232355805.html
Ongev...eer 1/5 van alle winsten van Noord-Amerikaanse bedrijven in het buitenland is afkomstig van filialen in Latijns-Amerika. (...) In de Verklaring van Caracas wordt duidelijk dat het de bedoeling is om komaf te maken met de semi-onafhankelijkheid van Latijns-Amerika en te streven naar ware integratie en onafhankelijkheid":
http://www.dewereldmorgen.be/artikels/2011/12/08/integratie-van-latijns-amerika-streep-door-de-rekening-van-de-vs
https://rt.com/news/latin-america-celac-bloc-975/
http://www.express.be/joker/nl/brainflame/amerikaans-wetsvoorstel-herleidt-de-vs-tot-een-groot-slagveld/157020.htm
http://www.express.be/joker/nl/brainflame/3-redenen-die-aangeven-dat-dominique-strauss-kahn-mogelijk-het-slachtoffer-werd-van-een-complot/156939.htm

16:17 Publié dans Actualité, Affaires européennes | Lien permanent | Commentaires (0) | Tags : actualité, presse, journaux, médias, pays-bas, flandre, europe, affaires européennes, politique, politique internationale |
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